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Aumento della Tari, i dubbi di Targetti: “Il sindaco Biffoni in Ato avrebbe dovuto difendere gli interessi dei pratesi”

Il consigliere di opposizione: "I pratesi non possono continuare a pagare gli errori e le opacità di una governance che guarda a Firenze"

PRATO – Il consigliere Targetti di L’alternativa c’è a gamba tesa contro gli aumenti della Tari.

“In queste settimane in Ato – dice – il sindaco Biffoni avrebbe dovuto difendere gli interessi dei pratesi, non rafforzare i vertici di Plures. Su una società pubblica che muove investimenti milionari servono pieno controllo analogo e trasparenza, non decisioni prese lontano dai Consigli comunali”.

L’aumento della Tari che questa settimana arriva in consiglio comunale — stimato attorno all’8,5% per le famiglie e all’8% per le imprese, dopo un quadriennio che ha superato il 20% di rincari cumulati — secondo Targetti è la punta di un problema politico più grande: il progressivo svuotamento del peso di Prato dentro una società pubblica a regia fiorentina, e una rappresentanza cittadina che, nei tavoli che contano, appare sempre più debole. In una afosa piazza del Comune, prima dell’inizio del consiglio comunale e alla presenza di una trentina di cittadini che sono intervenuti nonostante il caldo, Targetti ha spiegato condiviso il suo punto di vista e la richiesta di chiarimento in merito a tre argomenti.

Intanto il ruolo del sindaco in Ato: difendere Prato, non i vertici di Plures. “Nelle scorse settimane – dice – in seno ad Ato Toscana Centro — l’organo in cui siedono i sindaci dei Comuni soci e a cui spetta il controllo sul gestore — la condotta del sindaco di Prato solleva più di un interrogativo. Nel consiglio direttivo dell’Autorità, mentre il Comune di Firenze votava a favore di un piano che decurtava al gestore una parte consistente di costi non adeguatamente documentati (22 milioni, ndr), Prato — rappresentata dal sindaco — si è astenuta. Pochi giorni dopo, in assemblea, il Comune di Prato ha presentato un emendamento che, sotto un linguaggio volutamente tecnico, ha chiesto all’autorità di tenere aperta la porta al riconoscimento futuro proprio di quei costi. Due mosse che, quale che sia l’intenzione, producono un solo effetto: alleggerire la pressione sui vertici di Plures, anziché rafforzarla nell’interesse dei cittadini che quell’aumento lo pagheranno in bolletta”.

“A ciò si aggiunge un elemento che chiederemo di chiarire pubblicamente – prosegue – il testo di quell’emendamento circola in un documento che reca in calce il marchio di Plures. Chiederemo al sindaco e all’azienda di spiegare chi lo abbia materialmente predisposto. Perché se una proposta presentata come del Comune fosse stata in realtà confezionata dal gestore, saremmo di fronte a un rovesciamento inaccettabile dei ruoli: il controllato che scrive le richieste al posto del controllore. La domanda che poniamo, con rispetto istituzionale ma senza ambiguità, è una sola: quando siede ai tavoli che contano, il sindaco di Prato rappresenta i pratesi o le ragioni del management di Plures?

Sefcondo tema la ‘svendita’ degli asset strategici pratesi. “La situazione che oggi affrontiamo tutti è il frutto di un decennio di scelte sbagliate – afferma – Dal 2017 gli asset strategici pratesi — a partire da Asm e poi tutti gli altri — sono stati progressivamente conferiti in un colosso a baricentro fiorentino, oggi Plures, nel quale Prato è ormai ridotta a socio di minoranza. Una svendita compiuta a tappe, che ha spostato a Firenze la sede legale, i centri decisionali e il valore, lasciando a Prato i costi — puntualmente scaricati sulle bollette — un indebitamento di gruppo cresciuto a livelli record e un peso politico marginale. Ai pratesi era stato promesso che dalla multiutility sarebbero derivati servizi migliori e tariffe più basse. È accaduto l’esatto contrario. È legittimo, allora, chiedersi nell’interesse di chi quel percorso sia stato guidato”.

Infine, dice Targetti, Plures non può sottrarsi al controllo analogo: “Plures è una società interamente pubblica. Proprio per questo non può sottrarsi al controllo analogo: il potere-dovere dei Comuni soci di indirizzarla e controllarla come se fosse un proprio ufficio. Non è un tecnicismo: è la condizione stessa che legittima l’affidamento in house, cioè l’assenza di gara. Dove viene meno il controllo analogo, viene meno la ragione per cui a quella società sono affidati servizi e denaro pubblico. Quando i vertici di una società pubblica eludono il confronto con i consigli comunali, prorogano i propri mandati e assumono decisioni di investimento da milioni di euro senza presentarle né condividerle pubblicamente, siamo davanti a un deficit di trasparenza e di democrazia. Chi amministra denaro pubblico ha il dovere di risponderne pubblicamente. Chiediamo dunque che sia ripristinato pieno controllo analogo, che gli investimenti siano resi trasparenti e che ogni scelta destinata a pesare sulle tasche dei cittadini sia presentata e discussa alla luce del sole”.

“Difendere Prato in Ato e attraverso gli strumenti di Ato è un dovere del mandato – dichiara Targetti – I pratesi non possono continuare a pagare, con aumenti a doppia cifra in pochi anni, gli errori e le opacità di una governance che guarda a Firenze e sfugge al controllo di chi l’ha delegata. Chiediamo pieno controllo analogo, trasparenza sugli investimenti e che nessuna decisione che pesa sui cittadini venga più presa lontano dai loro rappresentanti”.

© Riproduzione riservata

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