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Droga, telefoni e un caso di abuso sessuale in carcere: la Dogaia resta un buco nero di illegalità

Nuovo preoccupante bilancio nel giorno del decesso di un uomo dell'Honduras: si procede per morte come conseguenza di altro delitto

PRATO – Una situazione di illegalità che si perpetua all’interno delle mura del carcere della Dogaia, ma anche il costante impegno della magistratura e delle forze dell’ordine nel contrastare tali condotte criminali. È questo il quadro allarmante che emerge dall’ultimo comunicato ufficiale della procura di Prato. Un report dettagliato che fotografa una realtà complessa proprio nel giorno in cui l’istituto di pena pratese è finito al centro delle cronache per la tragica morte di un detenuto.

I dati emersi dall’attività investigativa in corso rivelano una disponibilità e un utilizzo illegale costante, da parte dei detenuti, di strumenti di comunicazione e sostanze stupefacenti, spesso approvvigionati sfruttando i colloqui o il rientro dai permessi. Dal 31 marzo a oggi, all’interno della struttura, sono stati individuati e sequestrati ben 24 telefoni cellulari di varia tipologia, oltre a un ingente quantitativo di droga: 825 grammi di hashish e 91 grammi di cocaina.

L’ultimo episodio in ordine di tempo risale a domenica (28 giugno), quando un detenuto della quarta sezione è stato trovato in possesso di un panetto di hashish da 100 grammi, circa 20 grammi di cocaina e due telefoni cellulari non smartphone privi di scheda Sim, il tutto abilmente occultato all’interno degli slip, nelle parti intime. All’interno della struttura si è purtroppo registrato anche un gravissimo episodio di cronaca: un abuso sessuale da parte di un detenuto nei confronti di una donna appartenente al personale sanitario che lo aveva in cura.

La nota della Procura interviene poi sul dramma consumatosi nella mattinata odierna, confermando il decesso del cittadino honduregno di 26 anni, che si trovava in carcere con le pesanti accuse di tentato omicidio e rapina per i fatti commessi nella notte tra l’11 e il 12 maggio scorsi in via Mercatale, a Prato. Sul caso, gli uffici giudiziari pratesi hanno aperto un fascicolo d’inchiesta procedendo formalmente per l’ipotesi di reato di morte come conseguenza di altro delitto.

Le complesse attività investigative e di controllo all’interno della Dogaia sono state portate avanti grazie al prezioso contributo degli uomini della polizia penitenziaria di Prato, quotidianamente impegnati nell’azione tesa a tutelare e ristabilire il pieno controllo della legalità in seno all’istituto di pena. Una battaglia difficile in cui, come sottolineato dagli inquirenti, la collaborazione degli stessi detenuti continua a rivelarsi fruttuosa e della quale si auspica un ulteriore incremento per scardinare i circuiti illeciti interni.

© Riproduzione riservata

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