PRATO – Una gigantesca frode internazionale sull’Iva nell’importazione di auto di lusso, capace di generare un buco miliardario nelle casse dell’Unione Europea e di inquinare il mercato nazionale automobilistico con prezzi stracciati e una concorrenza sleale e aggressiva.
I militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Prato hanno assestato l’ennesimo colpo durissimo a un’associazione criminale ramificata in tutta Italia, dando esecuzione ai provvedimenti di sequestro e alle misure cautelari emessi dal Tribunale di Civitavecchia, sotto il coordinamento della procura europea (Eppo) tramite gli uffici di Bologna, Torino e Palermo.
L’operazione odierna mette un sigillo d’oro a una complessa attività d’indagine condotta dai finanzieri del gruppo di Prato, capaci di scoperchiare un sistema transnazionale di frode carosello che ha interessato la compravendita di vetture di fascia medio-alta provenienti da Germania, Austria, Belgio e Olanda. Tutto è partito, quasi per caso, dall’esposto al comando pratese di un comune cittadino, che lamentava l’impossibilità di perfezionare l’immatricolazione di un’auto usata acquistata da un venditore tedesco tramite una concessionaria multimarca della provincia di Prato. Da quel singolo filo, le Fiamme Gialle hanno dipanato una matassa gigantesca, intercettando telefonicamente gli indagati, spulciando conti correnti, perquisendo agenzie di pratiche auto e sequestrando montagne di documenti in diverse sedi della motorizzazione civile.
Il raggio d’azione si è allargato a livello europeo con una stretta cooperazione internazionale insieme agli uffici Eppo di Colonia e Monaco di Baviera. Già nel febbraio del 2024 il blitz congiunto aveva portato a oltre 80 perquisizioni tra Italia e Germania, con tre arresti in territorio tedesco e il sequestro di 40 supercar. Ma l’analisi dei flussi commerciali ha svelato numeri da capogiro: oltre .700 vetture di origine estera vendute in Italia senza versare un solo euro di Iva al momento dell’immatricolazione, per un importo complessivo evaso che sfiora i 42,8 milioni di euro. Per aggirare i controlli dell’Agenzia delle Entrate, la banda utilizzava società ‘scatola’ inesistenti a San Marino e sfruttava gli accordi bilaterali, presentando alla motorizzazione false attestazioni sull’assolvimento dell’imposta monofase sammarinese.
Il castello probatorio della Finanza ha retto in tutti i tribunali d’Italia. Già nell’ottobre del 2025 i finanzieri pratesi avevano dato esecuzione ai decreti dei tribunali di Ferrara e Trani, blindando tre concessionarie multimarca e sequestrando beni per 5 milioni di euro, comprese vetture da sogno come Ferrari Portofino e Superfast, Lamborghini Urus e Huracan, oltre a Porsche, Mercedes AMG, Bmw e Audi.
L’ultimo atto della Finanza ha colpito direttamente un gruppo criminale stanziato nella zona di Bracciano, nel romano, che fungeva da broker per i saloni multimarca della capitale. Il tribunale di Civitavecchia ha disposto 5 misure personali (2 arresti domiciliari, 2 obblighi di dimora, un obbligo di firma) e due interdizioni dai ruoli direttivi societari. Contestualmente, i militari del Gruppo di Prato, supportati dai reparti di Roma, Ladispoli, Pomezia, Frascati, Casalnuovo di Napoli, Napoli, Vibo Valentia, Catania e Palermo, hanno blindato 10 conti bancari, anche esteri, e 61 veicoli per un valore di oltre 6 milioni di euro, portando il valore totale dei beni sequestrati in Italia a superare gli 11 milioni di euro.
Le perquisizioni hanno passato al setaccio 16 tra residenze e sedi societarie degli indagati, a testimonianza di un impegno incessante della Guardia di Finanza a tutela dell’erario e dei commercianti onesti del settore automotive.


