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Violenta ripetutamente la dipendente dopo averla narcotizzata: disposto il giudizio immediato

Il Gip del tribunale di Prato ha accolto tutte le risultanze delle indagini coordinate dalla procura e affidate ai carabinieri: 60enne alla sbarra

PRATO – Una vicenda agghiacciante, consumata tra le mura di un luogo di lavoro, che si avvia rapidamente verso l’aula di tribunale.

Il Giudice per le indagini preliminari, accogliendo in pieno la richiesta della Procura, ha disposto il giudizio immediato nei confronti di un uomo di 60 anni, di nazionalità italiana e già noto dalle forze dell’ordine, accusato di aver narcotizzato e violentato una sua giovane dipendente di 24 anni. Il drammatico episodio risale al 15 dicembre all’interno del laboratorio di Prato, città dove l’uomo si trova tuttora ristretto in custodia cautelare in carcere.

Secondo quanto meticolosamente ricostruito dagli inquirenti, il datore di lavoro aveva invitato la ragazza a trattenersi in azienda qualche ora oltre il normale orario lavorativo. Con il pretesto della pausa, le aveva offerto una minestra da asporto da consumare insieme nei locali della ditta. In quel pasto, però, il sessantenne aveva subdolamente sciolto una dose massiccia di psicofarmaci, nello specifico benzodiazepine, che nel giro di poco tempo hanno causato lo stordimento e la totale perdita di conoscenza della giovane. Approfittando dello stato di assoluta incoscienza della vittima, l’uomo, tra le 12 e le 17,45, l’ha denudata e costretta a subire ripetuti palpeggiamenti e rapporti sessuali completi, per poi rivestirla con abiti diversi e riaccompagnarla a casa, lasciandola all’interno di un camper.

Al suo risveglio, alcune ore più tardi, la 24enne si è ritrovata stordita e con indosso vestiti non suoi. Intuendo immediatamente di essere stata vittima di un abuso, ha trovato il coraggio di reagire e si è recata tempestivamente al pronto soccorso dell’ospedale cittadino per sottoporsi a tutti gli esami del caso, denunciando contestualmente l’accaduto ai carabinieri della stazione di Prato. Sebbene i primi accertamenti medici non avessero evidenziato lacerazioni o ferite evidenti da trascinamento o aggressione fisica, le analisi tossicologiche hanno confermato la presenza delle benzodiazepine nel sangue della ragazza, fornendo il primo fondamentale riscontro al suo racconto.

Le successive e serrate indagini condotte dai carabinieri, sotto il coordinamento della procura, hanno chiuso definitivamente il cerchio attorno al presunto aggressore. A incastrare l’imprenditore in modo inequivocabile sono state le immagini dell’impianto di videosorveglianza interna dello stesso laboratorio, che hanno filmato e documentato l’intera sequenza degli abusi all’interno della ditta.

Questo drammatico epilogo investigativo dimostra ancora una volta quanto sia preziosa e fondamentale la tempestività della denuncia da parte delle vittime, l’unico vero strumento che permette alle forze dell’ordine e alla magistratura di intervenire a colpo sicuro, blindare le prove e assicurare i responsabili alla giustizia.

© Riproduzione riservata

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