28 C
Prato
sabato 27 Giugno 2026
Segnala a Zazoom - Blog Directory
spot_img

Turni massacranti e paghe da fame nella ditta di confezioni: imprenditore cinese ai domiciliari

Dipendenti quasi tutti senza contratto e per gran parte irregolari sul territorio: dormivano in otto stanze con un solo bagno

PRATO – Turni massacranti fino a sedici ore al giorno per sette giorni alla settimana, paghe da fame a cottimo da quaranta centesimi a pezzo e un dormitorio fatiscente con otto stanze ricavate nel cartongesso e un solo bagno per quattordici persone.

È il ritratto dell’ennesimo incubo di sfruttamento scoperto nel cuore del distretto tessile di Prato, dove il giudice per le indagini preliminari, su richiesta della locale procura, ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico nei confronti di un imprenditore cinese. L’uomo è ritenuto il gestore di fatto di una ditta individuale di confezionamento abbigliamento fittiziamente intestata a un prestanome. Le accuse nei suoi confronti sono pesantissime: intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, oltre all’assunzione di manodopera clandestina. Un provvedimento, quello del Gip, motivato dai gravi indizi di colpevolezza e dal concreto rischio di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato, evidenziando la spiccata propensione dell’indagato a piegare con ogni mezzo la volontà dei suoi operai.

A far crollare il muro di silenzio e di sottomissione è stata la denuncia coraggiosa di una lavoratrice. La donna, avendo osato reclamare il pagamento del salario arretrato, è stata selvaggiamente picchiata dal gestore, che le ha persino scagliato addosso un ventilatore. Un’aggressione brutale che le è costata un trauma cranico, un’infrazione alla costola e vistosi ematomi al volto e agli arti, con una prognosi iniziale di 25 giorni. Da quel drammatico episodio sono scattate le indagini che hanno portato alla luce una realtà aziendale totalmente illegale: su sedici operai trovati al lavoro nel capannone, nessuno aveva un regolare contratto subordinato e ben dodici erano privi di permesso di soggiorno. Di contro, la ditta registrava sulla carta una decina di dipendenti regolari che, tuttavia, non hanno mai messo piede all’interno della fabbrica durante tutto il periodo dei monitoraggi. Durante l’udienza di convalida, lo stesso imprenditore ha ammesso davanti al giudice di essere perfettamente consapevole della presenza di lavoratori clandestini all’interno della propria struttura.

L’operazione rappresenta il primo successo sul campo di una nuova metodologia sperimentale di contrasto al caporalato, finanziata con i fondi europei del progetto Alt Caporalato e sviluppata dalla procura di Prato in stretta sinergia con la Direzione generale dell’ispettorato nazionale del lavoro, il comando carabinieri tutela lavoro di Roma e il comando provinciale dell’Arma. Gli inquirenti, supportati da personale giunto da diversi territori d’Italia per concentrare gli sforzi in poche settimane di serrato lavoro, hanno blindato l’indagine prima ancora del blitz: attraverso pedinamenti costanti, intercettazioni e telecamere nascoste, sono stati documentati i turni di lavoro estenuanti e i passaggi della materia prima fino alla consegna dei capi finiti ai committenti.

Un’attività investigativa lampo che ha permesso di cristallizzare la flagranza di un reato complesso come lo sfruttamento lavorativo, che richiede la prova dell’approfittamento dello stato di bisogno dei lavoratori. Per gli operai irregolari, che hanno collaborato attivamente fornendo elementi decisivi per l’accusa, è scattato immediatamente il piano di protezione previsto dal protocollo d’intesa firmato il 15 ottobre 2025, con l’assegnazione di un alloggio sicuro, assistenza economica e il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di giustizia.

© Riproduzione riservata

spot_img

Notizie correlate

Prato
cielo sereno
28 ° C
31 °
26.8 °
58 %
1.4kmh
8 %
Sab
38 °
Dom
38 °
Lun
39 °
Mar
38 °
Mer
35 °

Ultimi articoli

SEGUICI SUI SOCIAL

VIDEO NEWS