PRATO – “Le dichiarazioni del sindaco Matteo Biffoni sulla dispersione scolastica a Prato e la sua replica al ministro Valditara lasciano francamente senza parole. È difficile capire come sembra accorgersi soltanto oggi di una situazione che avrebbe dovuto conoscere molto bene, visto che ha amministrato la città per dieci anni”.
E’ quanto afferma Dania Melani, consigliera comunale di Fratelli d’Italia, commentando il dibattito apertosi sul tema dell’abbandono scolastico.
“I dati parlano chiaro e non sono certo una novità. Le rilevazioni Invalsi e gli studi più recenti descrivono una città in controtendenza rispetto al resto d’Italia, con livelli di dispersione scolastica tra i più alti del Paese. Numeri che confermano quanto denunciamo da tempo – ha aggiunto – il sindaco sostiene di essersi rivolto per anni ai vari governi che si sono succeduti, chiedendo maggiori risorse. Ma una domanda sorge comunque spontanea: se già dieci anni fa la situazione era così grave, perché il Comune ha investito così poco? L’ex-sindaca Ilaria Bugetti fece presente tempo fa come il Comune investisse circa 300mila euro all’anno: una cifra che appare del tutto insufficiente per una città con oltre 120 nazionalità presenti, circa il 30% di studenti stranieri nelle scuole e quasi 10mila alunni di origini non italiane. Il dato più allarmante riguarda i circa 300 minorenni residenti che risultano non essere mai stati iscritti a scuola. È una situazione gravissima, che impone di interrogarsi su come sia stato possibile che tanti ragazzi sfuggissero completamente ai controlli senza che nessuno intervenisse”.
Già un biennio fa, Melani lanciò da docente una petizione volta a richiedere un “Piano straordinario per Prato”, insieme alla collega Fiora Livi.
“Le maggiori criticità riguardano la comunità cinese, dove si concentra la parte più consistente della dispersione scolastica. Sono stati documentati sin dai tempi del Covid, anche in consiglio comunale, casi di bambini che trascorrono lunghi periodi in Cina e rientrano in classe dopo settimane o mesi di assenza, oppure vengono inseriti nel sistema scolastico italiano già in età avanzata senza conoscere la lingua – ha concluso Melani – è evidente che questa realtà richieda strumenti specifici e un approccio diverso.
Per questo riteniamo che anche da parte dell’amministrazione servano interventi concreti, non slogan: sollecitare più insegnanti di italiano L2, più facilitatori linguistici, un maggiore supporto agli istituti scolastici e percorsi mirati per favorire l’apprendimento della lingua italiana.
E’ su questi strumenti che occorre investire, più che su una moltiplicazione di piccoli progetti di inclusione che, alla prova dei fatti, non hanno prodotto i risultati sperati. Negli ultimi anni Fratelli d’Italia ha portato con forza questo tema all’attenzione delle istituzioni, anche grazie al lavoro svolto nelle scuole e al contributo di insegnanti impegnati quotidianamente sul campo. Il governo ha piuttosto acceso i riflettori su una realtà che per troppo tempo è stata sottovalutata“.


