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Targetti: “Anni di negazionismo, i due fatti gravissimi accaduti ieri, rischiano di scivolare via”

Targetti: "I nodi sono arrivati al pettine"

PRATO – Il candidato a sindaco Jonathan Targetti (L’Alternativa c’è) interviene suila grave aggressione al sindacalista Sudd Cobas avvenuta durante il picchetto di ieri (giovedì 7 maggio).

“I due fatti gravissimi accaduti ieri, in qualsiasi altra città d’Italia avrebbero suscitato reazioni immediate e indignazione collettiva. Qui, invece, rischiano di scivolare via nella rassegnazione. Una rassegnazione costruita, anno dopo anno, da una classe dirigente che ha preferito il silenzio alla verità e il consenso alla legalità.

Per anni chi ha amministrato questa città ha scelto deliberatamente di non vedere. Ha parlato di “percezioni”, ha minimizzato, ha derubricato lo sfruttamento a fenomeno marginale o a problema di “integrazione”. E mentre ancora oggi continuano a vendere ai pratesi la favola di una Prato “Silicon Valley del tessile-moda”, nei capannoni del Macrolotto si consumano ancora violazioni sistematiche dei diritti umani e del lavoro.

La negazione di questi anni è stata una scelta politica precisa o una valutazione sbagliata? Questo errore ha un costo: lo pagano ogni giorno i lavoratori sfruttati, i sindacalisti aggrediti, i cittadini onesti costretti a convivere con un sistema che qualcuno ha deciso di tollerare perché probabilmente conveniva così.

I Sudd Cobas stanno svolgendo un lavoro che nessun altro sindacato ha avuto né il coraggio né la forza di compiere. Con costanza e perseveranza hanno portato alla luce ciò che l’amministrazione comunale preferiva tenere nell’ombra.

Chi oggi non si indigna è complice. Chi fuggì dal confronto coi sindacati alla Tazza d’oro e chi mandò le forze dell’ordine a sgomberare il picchetto dei Sudd Cobas in Piazza del Comune porta sulle spalle un’enorme fallimento politico.

Solidarietà piena ad Arturo e a tutto il sindacato.

Un ringraziamento particolare va alla Procura di Prato e al PM Tescaroli. Il lavoro svolto su legalità, sfruttamento e criminalità economica è stato straordinario e rappresenta, di fatto, il supplente di una politica che ha abdicato alle proprie responsabilità. Anni fa la Fondazione Caponnetto definì Prato “la Corleone del centro Italia per la malavita cinese”. Parole che qualcuno liquidò come esagerazioni. La storia ha già emesso il suo verdetto. Quella classe dirigente deve rispondere davanti ai pratesi. Prato merita amministratori che guardino in faccia la realtà, anche quando fa male, anche quando non è comodo. Che non costruiscano narrazioni rassicuranti per proteggere equilibri di potere. Che stiano dalla parte della legalità, in maniera chiara e decisa”.

 

© Riproduzione riservata

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