PRATO – Documento sul lavoro della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Prato, interviene il consigliere comunale Jonathan Targetti.
“Abbiamo letto con attenzione – dice – il documento della pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Prato dedicato al tema dello sfruttamento lavorativo, dell’illegalità economica e delle criticità del distretto produttivo pratese. Si tratta di un testo che contiene elementi di analisi condivisibili e che finalmente riconosce problemi che da anni vengono denunciati da cittadini, associazioni, forze politiche e operatori economici. Tuttavia, proprio perché affronta questioni così gravi, non possiamo esimerci dal rilevare alcune pesanti contraddizioni”.
“La prima riguarda l’attribuzione delle responsabilità – commenta – Nel documento si parla genericamente di una “città” che avrebbe sottovalutato il fenomeno, tollerato zone grigie e chiuso gli occhi davanti allo sfruttamento. Ma questa ricostruzione rischia di essere profondamente ingiusta. Le responsabilità non sono della città nel suo complesso. Non sono dei cittadini che per anni hanno chiesto controlli, legalità e trasparenza. E non sono neanche di chi da anni denuncia il problema sul piano politico. Le responsabilità sono anzitutto politiche e amministrative. Per decenni Prato è stata governata dalla stessa forza politica che ha minimizzato il problema, negato la portata del sistema illegale, respinto ogni allarme e spesso liquidato come allarmismo o propaganda le denunce provenienti da chi chiedeva interventi concreti. Oggi non si può riscrivere la storia distribuendo indistintamente le colpe sull’intera comunità pratese. Chi ha avuto responsabilità di governo deve avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità”.
“La seconda contraddizione riguarda la credibilità politica dell’operazione – prosegue – È difficile non rilevare come la Pastorale Sociale e tutto il mondo legato alla Diocesi abbia avuto un coinvolgimento diretto nella vita politica cittadina anche recente con numerosi candidati ed eletti proprio nelle liste del Pd o della civica a sostegno di Biffoni. Scelte legittime, per carità, ma pur sempre di parte. Questo elemento non può essere ignorato quando si pretende di impartire lezioni di responsabilità collettiva senza affrontare le responsabilità specifiche di chi ha amministrato la città. Infine, non possiamo non sottolineare la tempistica dell’iniziativa. Un documento di questa portata, che affronta il tema centrale del futuro economico, sociale e civile di Prato, viene diffuso a poche settimane dal voto amministrativo. Una coincidenza che appare quantomeno singolare. Se davvero l’obiettivo era aprire una riflessione libera e trasparente sulla città, sarebbe stato più corretto e più utile presentare questo lavoro all’inizio della campagna elettorale, consentendo ai cittadini e ai candidati di confrontarsi apertamente sui contenuti e sulle responsabilità”.
“Pubblicarlo a ridosso delle urne rischia invece di apparire come un intervento tardivo che finisce inevitabilmente per assumere una valenza politica – conclude Targetti – Prato ha bisogno di verità, non di ricostruzioni parziali. Ha bisogno di chiamare le cose con il loro nome e di individuare con precisione chi ha governato, chi ha deciso e chi ha scelto di non vedere. Solo partendo da questa assunzione di responsabilità sarà possibile costruire un futuro diverso per la città”.


