PRATO – “Il primo atto urbanistico della nuova giunta non è un piano di messa in sicurezza idraulica, non è un progetto di rigenerazione urbana, non è nemmeno una strada. È un piano attuativo privato per la costruzione di appartamenti su un’area che tre anni fa è finita sott’acqua. Questa la cornice in cui si è consumato in consiglio comunale il voto sul piano attuativo in via Viaccia a Narnali — e Fratelli d’Italia ha detto no tenendo inchiodata l’amministrazione alle sue responsabilità”. Così il partito di maggioranza relativa dell’opposizione in Consiglio a Prato.
A fare le prime mosse è stato il consigliere Banchelli, che già in commissione urbanistica aveva sollevato le perplessità sull’intervento. “Questa è la prima delibera, il primo piano attuativo che portate in consiglio comunale dopo un anno di fermo. E non è accettabile sentirsi dire che va fatta perché era lì pronta — ha esordito Banchelli — Quando si porta un atto ci si porta ci si assume la responsabilità politica. È governo del territorio: decidete di costruire in un certo modo e ve ne assumete le conseguenze”:
Il cuore dell’argomento è una memoria storica che la giunta, evidentemente, non possiede. “In Valle d’Aosta c’è un’usanza — ha proseguito Banchelli — dove c’è stata una valanga non si costruisce, al netto del fatto che quella valanga risalga all’Ottocento. Se si è registrato un evento calamitoso in un territorio, lì non si edificano case. A Prato, invece, nel 2023 arriva la peggiore alluvione della memoria recente e nel marzo 2024 — sei mesi dopo — una relazione geologica certifica che l’area interessata dal piano è ‘costituita da depositi alluvionali recenti’. Non è il neolitico. È quella alluvione”.
Poi Banchelli ha letto la delibera, e lì è emerso il dettaglio più eloquente: il vantaggio pubblico dell’operazione – l’unica cosa che giustifica sul piano urbanistico la cessione di volumetria al privato – consiste in un parcheggio di 9 posti auto e in un parco. Il primo classificato a rischio idrogeologico medio, il secondo ad alto rischio. La soluzione? Un cartello. “La risposta che mi si dà — ha detto il consigliere — è: mettiamo un cartello che avverte i cittadini di non frequentare quell’area quando c’è un’allerta arancione. Ma siamo folli? Siamo degli irresponsabili quando votiamo atti in questa maniera”
La consigliera Cristina Attucci ha spostato il tiro sulla contraddizione politica della maggioranza: quella tra la retorica sul cambiamento climatico — sbandierata in ogni occasione — e questo primo atto concreto di governo del territorio. “L’avete portato in tempi molto stretti — ha detto Attucci — una commissione convocata in una settimana, senza che si ravvedesse tutta questa urgenza”. Un’urgenza che striderebbe con la gravità della scelta.
“Voi stessi dite continuamente che il cambiamento climatico è in atto — ha proseguito — e che porta con sé conseguenze. Bene: le conseguenze si vedono esattamente in questo primo atto che portate in consiglio comunale. Nuova edificazione su un’area agricola, box chiusi, nove posti auto. Quando le persone, come è successo nei gravi fatti del 2023, si trovano in situazioni di emergenza, non è perché qualcuno ha letto un cartello e ha deciso di andare lo stesso. Le catastrofi non si annunciano con un avviso. Un’incoerenza – conclude la consigliera – che la città non può permettersi”.
Ha preso poi la parola il consigliere Rizzo, che ha scelto di rivolgersi direttamente ai cittadini di Viaccia presenti in aula — in buon numero, a testimoniare quanto la questione bruci. Vedo che stasera ci sono anche diverse persone di questi comitati – ha detto – Ecco, quello dico a voi: visto che in campagna elettorale siete andati lì a fare tante promesse e a chiedere tanti voti, vorrei chiedere: con che coraggio fate questa cosa?”.
Rizzo ha poi sollevato il tema del futuro prossimo: l’area dell’ex lanificio Rosalinda, nelle immediate vicinanze, prevede 86mila metri quadri con circa 350 appartamenti. Un impatto ambientale e urbanistico enormemente superiore a quello già discusso. “Voi continuate ad andare lì, non date soddisfazione a queste persone che hanno costituito i comitati, e iniziate come prima opera a fare questi 35 appartamenti — ha concluso — I cittadini hanno bisogno di risposte, non di passerelle”.
A chiudere il giro degli interventi per Fratelli d’Italia è stato il capogruppo Cosimo Zecchi, con un ragionamento più politico per sottolineare le contraddizioni della maggioranza: “Sui giornali parlate di depavimentazione e città spugna, per prendere i voti, in consiglio portate delibere da migliaia di metri quadri di occupazione di suolo pubblico, per far contenti i singoli”. “A me dispiace una cosa — ha detto Zecchi — che rispetto ai piani operativi di questa città il privato arrivi prima delle opere del Comune. Prima delle opere idrauliche di mitigazione del rischio, prima delle strade. Vi ricordo che sul piano operativo, per quella zona — dove la congestione di traffico è già oggi un problema e andrà ad aumentare — è prevista da anni una direttrice verso Montemurlo. Di tutto questo ad oggi non c’è ombra e il carico stradale si appesantisce sempre più per Viaccia”.
“Il quadro si aggraverà ulteriormente – ha spiegato il capogruppo – quando l’area dell’ex Rosalinda sarà sviluppata: il carico urbanistico sulla zona aumenterà in misura ancora maggiore, e a quel punto le infrastrutture pubbliche non ci saranno ancora.
In sede di dichiarazione di voto, è tornato al microfono Banchelli: “Il voto sarà contrario. Questa città ha già vissuto le conseguenze di scelte urbanistiche sbagliate e non può permettersi di continuare a votare atti in questa maniera. Fratelli d’Italia dice no”.


